PERLEDO – Nel cuore del piccolo borgo di Gisazio, frazione di Perledo, si trova un affresco che ha suscitato l’interesse di appassionati e curiosi. È stato pubblicato un articolo secondo cui l’affresco, che sarebbe risalente al XV secolo, rappresenterebbe lo stemma degli Sforza, unitamente all’immagine di secchi di latte e un’iscrizione latina che ci racconta di Giacomo, figlio di Giovanni Fugazzi di Gisazio, il quale commissionò l’opera nel 1499.

“Si tratta d un’interpretazione del tutto errata – afferma Renato Ongania, direttore di Perleidus – piccolo museo di Perledo – quando mi hanno inviato l’articolo ho pensato ad un pesce d’aprile. È sbagliato associare questo affresco a una visione romantica e pacifica del borgo contadino, descrivendo i secchi di latte come un simbolo delle attività agricole di Gisazio e come segno del fatto che il borgo fosse esonerato dall’accogliere un presidio armato. Questa lettura, purtroppo, non solo travisa il significato del simbolo, ma ignora la vera natura dell’impresa e del contesto storico in cui essa fu realizzata. Occorre fare chiarezza su questo punto, per correggere una comprensione imprecisa che rischia di offuscare la vera portata storica dell’affresco”.

Lo stemma degli Sforza: un emblema di potere e controllo

Lo stemma degli Sforza rappresentato nell’affresco non è un semplice simbolo araldico, ma una impresa personale, che ha un significato molto più profondo e complesso di quanto suggerisca la lettura superficiale proposta. L’impresa del tizzone ardente, simbolo scelto dalla famiglia Sforza, consiste in un tizzone acceso, spesso accompagnato da secchi d’acqua. Ma attenzione: questi secchi non sono simboli legati alla vita rurale e agricola del borgo di Gisazio, come erroneamente suggerito, bensì rappresentano il potere assoluto e il controllo. I secchi d’acqua sono messi in relazione con il fuoco, simbolo di guerra e distruzione, e la capacità del sovrano di accendere e spegnere il fuoco, di domare la violenza e di controllare le forze politiche e militari (in foto un affresco caratterizzato dallo stesso tema a Soncino).

Questa impresa, quindi, non ha nulla a che vedere con la tranquillità di un villaggio rurale. Al contrario, rappresenta il potere autoritario di Francesco Sforza, che fu capace di dominare la sua terra e di far prevalere la sua volontà, sia in tempo di guerra che di pace. La lettura che collega i secchi di latte alla pacifica vita agricola è storicamente imprecisa e ignora completamente il significato di potere militare che questa immagine intendeva trasmettere.

L’affresco e la figura di Galeazzo Maria Sforza

L’affresco riporta anche il titolo di Galeazzo Maria Sforza, il quinto duca di Milano, ma è importante notare che, nel 1499, anno dell’iscrizione, il duca di Milano era Ludovico il Moro, non Galeazzo Maria. Questo errore di datazione, tuttavia, non è casuale: è probabile che l’artista si fosse ispirato a un modello precedente, raffigurando un titolo che risaliva a un’epoca passata. Nonostante questo, l’impresa del tizzone ardente viene utilizzata non per celebrare un preciso periodo storico, ma per rappresentare il potere della famiglia Sforza in modo simbolico.

In effetti, l’affresco si inserisce nel contesto della propaganda dinastica sforzesca, che puntava a comunicare il dominio assoluto di Francesco Sforza sul suo territorio e a rafforzare l’immagine di un sovrano che non solo governava, ma controllava anche le forze interne ed esterne, dalla pace alla guerra.

Una visione errata: la pace e l’agricoltura come simboli sbagliati

L’associazione tra lo stemma degli Sforza e le attività agricole del borgo è dunque completamente fuori luogo. L’interpretazione che i secchi rappresentino simbolicamente la pacifica vita contadina non tiene conto della vera natura dell’impresa, che è un simbolo di forza, potere e controllo assoluto. Non si tratta di una raffigurazione di tranquillità, ma di un’affermazione di dominio politico.

L’affresco, inoltre, si inserisce in un contesto storico ben preciso: nel 1499, quando Ludovico il Moro era al potere, Milano stava attraversando una fase delicata di lotte politiche interne e di conflitti esterni. La famiglia Sforza, attraverso questi simboli, cercava di consolidare la propria legittimità e il proprio potere assoluto.

L’affresco di Gisazio, con il suo stemma sforzesco e l’impresa del tizzone ardente, non rappresenta un omaggio alla pace rurale di un piccolo borgo, ma piuttosto una chiara e potente dichiarazione di potere. I secchi di latte, lungi dal voler celebrare un’attività agricola, sono parte di un emblema più grande che esprime la capacità di Francesco Sforza di governare e controllare le forze politiche e sociali. La lettura proposta nell’articolo che collega l’impresa a un “presidio pacifico” è una comprensione storica erronea che non tiene conto della vera natura di questa impressionante strategia di propaganda.